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La politica all'italiana

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La sconfitta

Questo blog vuole riflettere sulle ragioni di una sconfitta: quella subita dalla sinistra democratica nelle ultime elezioni politiche del 2008.

Si cercherà di riflettere non tanto sui contenuti proposti e illustrati nel corso della campagna elettorale ma se quei contenuti fossero attuali e sentiti dalla gente. Se vi erano altri argomenti che meritavano maggior attenzione e sono invece stati trascurati o affrontati in modo incompleto e quanto questo abbia pesato sulla sconfitta finale. Si cercherà di capire se l’insistenza e la riproposizione dei classici cavalli di battaglia della sinistra sia ormai superata e perdente in una società globalizzata e multiculturale come quella nella quale ci ritroviamo, nel bene e nel male, a vivere.

E’ chiaro che una sconfitta, se pur pesante, non inficia tutto il pensiero e l’azione pregressa anche se denota uno scollamento generale con la società che si intende rappresentare. Ma l’aver trascurato o sottovalutato, volutamente o per negligenza, altri problemi impone un’analisi complessiva dell’azione politica a breve e medio termine.

Una sinistra democratica con ambizioni di governo non può scendere a patti con i centri di potere indefiniti e impalpabili presenti in questa come in qualsivoglia altra società moderna. Non può tradire imponendo al popolo soluzioni di comodo o di facciata per garantirsi la continuità e l’occupazione delle poltrone di governo (anche se democraticamente conquistate). Ci sono dei processi che il cittadino vive in prima persona e sui quali non è saggio voler imporre soluzioni. Il popolo si fa guidare ed è disposto a seguirti se lo indirizzi lungo la strada che lui, istintivamente, vuole percorrere e la saggezza di una classe di governo sta nel capire e interpretare i bisogni e le tendenze; non di forzarne artificiosamente i processi.

I capisaldi della sconfitta, a mio avviso, possono essere ricondotti principalmente ai seguenti punti:

  • Clericalismo di Stato:

    Capisco che l’argomento è un tabù. Non bisogna mai parlarne apertamente perché gli equilibri sono ritenuti delicati. Così tutti a blaterare della laicità dello Stato poi, nei fatti, si muovono e agiscono solamente se sono convinti di non urtare le sensibilità della religione nazionale (vera o presunta che sia). Nemmeno la sinistra e i suoi rappresentanti politici sono esenti da questo andazzo: da questo servilismo strisciante.

    Va detto immediatamente, a scanso di equivoci, che la religione, o le varie religioni rappresentate, hanno tutte il diritto di esistere e di diffondere la propria voce alle genti del mondo ma da qui a pretendere di governare le cose di uno Stato laico (in maniera velata e diretta) ce ne corre. Il torto dei politici italiani, con rarissime eccezioni, è proprio quello di travestirsi da laici indossando il doppio petto sopra la veste talare.

    La sinistra democratica deve dire, una buona volta, al suo elettorato, in maniera chiara e definitiva, se vuole battersi per costruire uno Stato laico o se preferisce giocarsi la partita con l’ambiguità alla quale abbiamo assistito anche nel corso delle sue fasi di governo recenti. Le ambiguità, a lungo andare, non pagano mai e creano disaffezione politica disperdendo, di fatto, il patrimonio di voti.

    Informazione di massa:

  • Uno dei principali problemi del nostro paese è, a mio avviso, l’informazione. Il modo di fare informazione, il contenuto stesso dell’informazione, la faziosità e forzatura con cui viene proposta la notizia e la speculazione che viene fatta su di essa. Il problema è generale ma scandaloso è il modo con il quale il sistema radiotelevisivo, sia pubblico sia privato, opera.

    La gente acculturata si difende, in qualche modo, da questa forma di diseducazione di massa: per tenersi informata legge i giornali, accede alla rete e seleziona le notizie e le confronta. La gente comune, invece, è costretta a subire l’informazione di massa che viene proposta dalla radio e dalla televisione e ne diviene succube: diventa così un oggetto di manipolazione ideale per una categoria di professionisti non sempre oggettivamente indipendenti.

    Intendiamoci, non è che le notizie non vengano date ma è il modo come vengono date che distorcono molto spesso l’informazione stessa. Le notizie ritenute scomode vengono date in forma secca: quattro parole e basta. Le altre notizie (e sono la maggioranza) vengono date con dovizia di particolari; rilanciandole giorno dopo giorno; suggerendone la corretta interpretazione; trovando il colpevole anche quando la magistratura è ancora in fase di avvio delle indagini. Su queste i nostri giornalisti radiotelevisivi mettono in atto tutto il loro estro artistico.

    Troppo spesso, in questo paese si vuole, di fatto, forzare l’informazione creando “opinione pubblica”. Considerando, poi, qual’è il target di riferimento dei radiogiornali e dei telegiornali pubblici e privati il danno educativo e immediato e catastrofico. Inutile, pertanto, lamentarsi dei comportamenti e delle scelte dei cittadini quando i professionisti dell’informazione anziché educare creano giorno dopo giorno diseducazione; anziché tranquillizzare creano ansietà; anziché chiarire confondono le idee.

    Immigrazione: Occorre capire se questo paese può reggere l’impatto immigratorio (legale e illegale) e se il popolo, da sempre istintivamente contraria, sarà in grado di assorbirne le scosse d’assestamento che.

  • Sicurezza sociale: Occorre capire se la tranquillità e la sicurezza sociale è una condizione essenziale alla convivenza civile e se sia una priorità assoluta garantirla ai cittadini.

  • Educazione scolastica e civica:

    Dell’educazione degli italiani in pochi si interessano veramente. Per comodità e abitudine mentale si è portati a considerare l’educazione solamente quella ricevuta tramite l’insegnamento scolastico. Tuttavia altre forme di educazione vanno considerate in quanto una società articolata come la nostra richiede, per crescere e progredire, altre importanti fonti educative. La scuola, certamente, ma anche la famiglia, il mondo del lavoro, i media, i rappresentanti della politica, la classe dirigente, le alte cariche dello Stato sono tutte entità delegate ad educare i cittadini di una nazione. Queste entità dovrebbero con il loro esempio personale e di vita istillare, giorno per giorno, ad ogni cittadino importanti esempi educativi.

    In Italia non è che si possa dire, purtroppo, che le cose, da questo punto di vista, vadano bene: troppi esempi diseducativi ci accompagnano, ogni giorno, lungo il nostro cammino: evasione fiscale, lavoro nero, truffe finanziarie, impunità istituzionalizzata, furbate di ogni genere, esempi politici indecorosi, modo di legiferare lobbistico e cavilloso, interferenze politiche, confusione di ruoli, delegittimazione e deresponsabilizzazione, eccetera portano a far si che anche il cittadino tenda a vivere in un lassismo e individualismo esasperato. La ricerca del bene comune diventa, pertanto, un optional una cosa a valore aggiunto. Se c’è bene se non c’è non interessa nessuno.

    Autonomia regionale: Occorre capire se l’unità nazionale possa contemplare, senza creare nei fatti rivalse e disaffezione, differenti regimi amministrativi regionali.

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