Questi attori, oramai giunti alla fine della loro insignificante recita, non si sono ancora accorti che la gran parte del pubblico è stanco, insofferente, deluso della loro modesta rappresentazione. Talmente immedesimati nella parte non si sono resi conto che già da prima dell’inizio dell’ultimo atto la gente non riusciva più a seguire le battute che si scambiavano esclusivamente tra loro seguendo un copione indegno di essere rappresentato dal palco del Teatro della politica italiana.
Davanti ai nostri occhi increduli ci hanno rappresentato di tutto: riunioni private e pubbliche, accordi e disaccordi, impavide strategie e attese indecorose, indecisioni disarmanti e ripensamenti strategici. Dal palcoscenico della politica italiana abbiamo visto ti tutto.
Il Regista, il Capocomico e i suoi più stretti collaboratori, senza tradire alcun accenno di dubbio, hanno continuato a biascicare battuta dopo battuta, come nulla fosse sostenuti da una maggioranza ondivaga ma incrollabile. Quasi che la recita non riguardasse che loro ed alcuni intimi astanti confusi tra il crescente brusire del pubblico sconvolto dai riflessi esagerati delle luci e dai suoni gracchianti che rimbombavano nella sala. Uno spettacolo indegno in qualsiasi altro Paese del mondo occidentale ma assolutamente impensabile nel nostro che si era vantato, giustamente, fino a qualche tempo fa, di aver saputo recitare oneste rappresentazioni dal palco della politica europea e mondiale.
Una disfatta totale! Tornati umilmente nelle nostre case ci chiediamo, noi italiani, noi gente comune, come sia stato possibile aver delegato a rappresentarci questi 316 attori impauriti. Passi per il Regista, passi per il Capocomico che, evidentemente, potrebbero essere, o per l’età o per altra disfunzione fisica, ossessivamente invasati dalla gestione del Potere ma, per gli altri 314, che di fatto, permettono la recita confusa della commedia che si sta recitando non ci sono, a mio avviso, vere giustificazioni. Ed, evidentemente, a questi non interessa, poi, più di tanto se nel mondo sorridono con sarcasmo, anche un poco offensivo, sull’indecenza politica di noi italiani.
